
Negli ultimi mesi si è parlato, anche a livello nazionale, di piani di potenziamento delle dotazioni tecnologiche indossabili per le forze dell’ordine italiane, con l’annuncio di migliaia di nuovi dispositivi destinati a diversi corpi di polizia. È un segnale della direzione in cui si muove il settore: la bodycam sta diventando uno strumento sempre più diffuso nell’attività quotidiana degli operatori del controllo del territorio.
Questa diffusione porta con sé un tema che spesso resta sullo sfondo del dibattito pubblico, ma che per chi adotta questi dispositivi è tutt’altro che secondario: la gestione dei dati personali raccolti durante l’attività di servizio.
Cosa prevede il piano per migliaia di nuove bodycam
Per inquadrare correttamente il tema, è utile distinguere tra base normativa, annuncio politico e stato effettivo di avanzamento del progetto.
La base normativa
L’estensione dell’uso delle bodycam da parte delle Forze di polizia trova fondamento nel Decreto Legge 48/2025, noto come “Decreto Sicurezza”, e in particolare nel suo articolo 21. La norma prevede che il personale delle Forze di polizia impiegato nei servizi di mantenimento dell’ordine pubblico, di controllo del territorio, di vigilanza di siti sensibili e in ambito ferroviario possa essere dotato di dispositivi di videosorveglianza indossabili; la stessa disposizione consente inoltre l’uso di analoghi dispositivi negli ambienti in cui sono trattenute persone sottoposte a restrizione della libertà personale.
La situazione precedente all’annuncio
Prima di questa estensione, le bodycam in dotazione all’amministrazione erano circa un migliaio, destinate principalmente a Reparti mobili, Unità operative di primo intervento e reparti speciali – un impiego già oggetto, dal 2021, di due pareri favorevoli del Garante per la protezione dei dati personali sulle valutazioni d’impatto elaborate dal Dipartimento della pubblica sicurezza e dal Comando generale dell’Arma dei Carabinieri.
L’annuncio delle 5.000 unità
Il Ministro dell’Interno ha dichiarato, il 24 luglio 2026, che è in procinto di partire un bando di acquisto e che, secondo quanto annunciato, nei prossimi mesi dovrebbero arrivare circa 5.000 nuovi dispositivi come prima dotazione, con l’intenzione di estendere progressivamente la fornitura ai contesti in cui se ne riterrà opportuno l’impiego. Si tratta, in base alle informazioni attualmente disponibili, di un annuncio e di una procedura di acquisto in fase di avvio: al momento non risultano né un acquisto concluso né una distribuzione già avvenuta.
Quali corpi sono coinvolti
Le fonti disponibili riferiscono l’iniziativa alle Forze di polizia statali nel loro complesso, senza indicazioni definitive su un riparto tra i singoli corpi (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza); l’eventuale estensione a polizie locali segue percorsi e valutazioni distinti, come già avvenuto in passato per singoli Comandi di polizia municipale.
Indipendentemente dai tempi e dai numeri definitivi, il piano prevede comunque un incremento significativo dei dispositivi in circolazione: un elemento che, di per sé, rende ancora più rilevante il tema della compliance privacy trattato in questo articolo.
Perché una bodycam è un trattamento di dati personali
Una bodycam registra immagini e, in molti casi, audio di persone identificabili: cittadini, operatori, terzi occasionalmente presenti sulla scena. Dal punto di vista della normativa privacy, questo la rende un vero e proprio sistema di trattamento di dati personali, spesso di natura particolare, quando le riprese riguardano condotte, stati di salute o vicende con rilevanza giudiziaria.
Va precisato un aspetto tecnico spesso frainteso: quando la bodycam è utilizzata dalle Forze di polizia per finalità di prevenzione, accertamento o repressione di reati, il trattamento non ricade direttamente sul GDPR, ma sul D.Lgs. 51/2018, che recepisce la Direttiva UE 2016/680 (la cosiddetta “Law Enforcement Directive”), insieme al DPR 15/2018 che ne disciplina le modalità applicative per le finalità di polizia. Il GDPR resta comunque un quadro di riferimento generale, e nei casi ad alto rischio la normativa richiede una consultazione preventiva del Garante ai sensi dell’articolo 24 del D.Lgs. 51/2018 – come già avvenuto per le valutazioni d’impatto di Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri nel 2021.
I principali aspetti privacy da considerare
- Chi decide quando si registra
Le modalità di attivazione della bodycam – automatica, manuale, su decisione dell’operatore – incidono direttamente su quali dati vengono raccolti e in quali circostanze. - Chi può accedere ai filmati
L’accesso ai contenuti registrati deve essere limitato a soggetti autorizzati e tracciabile, per evitare consultazioni non necessarie o non giustificate. - Per quanto tempo si conservano i dati
I filmati non possono essere conservati indefinitamente: la normativa richiede tempi proporzionati alla finalità del trattamento. - Come vengono estratti e consegnati i filmati
Quando un filmato deve essere estratto – ad esempio su richiesta di un’autorità – occorre una procedura tracciabile che documenti chi ha effettuato l’operazione e per quale motivo. - Quali misure di sicurezza proteggono i dati
Dal dispositivo alla piattaforma di gestione, i filmati devono essere protetti da accessi non autorizzati, alterazioni o perdite. - Cosa viene comunicato alle persone riprese
Anche in un contesto operativo, resta il tema della trasparenza nei confronti di chi viene ripreso, nei limiti e con le modalità compatibili con l’attività di servizio.
Perché affrontare la compliance prima dell’adozione
Molti di questi aspetti sono più semplici da definire prima che i dispositivi vengano distribuiti agli operatori, anziché a sistema già attivo. Regolamenti d’uso poco chiari, procedure di accesso non tracciate o tempi di conservazione non definiti sono più difficili da correggere quando l’attività è già in corso su larga scala.
Per questo motivo, la fase di pianificazione – che precede la messa in esercizio operativo – è il momento in cui una valutazione e adeguamento privacy ha il maggior valore: consente di costruire regole chiare fin dall’inizio, invece di doverle adattare successivamente.
La diffusione crescente delle bodycam tra le forze dell’ordine e gli enti pubblici italiani rende sempre più attuale un tema che va oltre l’aspetto tecnologico: la costruzione di una governance privacy solida, fatta di regole chiare, ruoli definiti e misure di sicurezza verificabili.

