Privacy e riconoscimento facciale

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La tecnologia che permette il riconoscimento facciale dell’utente è già realtà, e, nonostante siano ancora ampi gli spazi di per il suo perfezionamento,  c’è già una certa preoccupazione per i potenziali errori di identificazione, l’uso indebito di informazioni e per la privacy dell’utente.

La tecnologia in questione (FRT Facial Recognition Technology) è già presente in alcuni dispositivi particolarmente avanzati, come alcuni smartphone che consentono lo sblocco mediante riconoscimento facciale o i dispositivi per il check in di alcuni aeroporti che consentono, mediante la scansione dei dati biometrici del volto, di riconoscere in via univoca la persona che si trovano davanti confrontandola con le informazioni già raccolte e presenti nel proprio database.

L’immagine del nostro volto, una volta acquisita viene convertita in una cd faceprint, un codice alfanumerico univoco, del tutto analogo ad una impronta digitale, il quale verrà confrontato con gli altri codici presenti nel DB di faceprint.

Uno dei database di immagini di volti più grande ed in costante espansione è quello che deriva dalle immagini che carichiamo su facebook, le tecnologie di riconoscimento facciale cercano una corrispondenza tra il codice alfanumerico e quanto contenuto del DB fino al momento in cui trovano una corrispondenza, una volta trovata viene visualizzata la foto e le informazioni disponibili della persona in questione.

La pervasività di un simile trattamento di informazioni richiede ovviamente molta attenzione ed in Italia attualmente manca una normativa di settore su questo utilizzo dei dati biometrici, e pertanto è necessario per ora rifarsi unicamente alle disposizioni generali in materia di protezione dei dati personali.

Anche in Italia è ovviamente permesso revocare il proprio consenso all’utilizzo delle informazioni biometriche, tranne nel caso dei sistemi utilizzati dalle forze dell’ordine o per motivi giudiziari.

Per difendersi è però possibile limitare la mole di dati conferita alle aziende private. Infatti la grande mole di informazioni derivano da più o meno volontari conferimenti ai grandi colossi del web e del marketing digitale, come Facebook o Google.

In questi casi, poi, l’identificazione non è legata esclusivamente all’informazione biometrica della nostra immagine ma anche ai nostri interessi, dati demografici o abitudini, che vengono utilizzate per raggruppare in segmenti più o meno specifici gli utenti e bersagliarli con pubblicità mirate.

Nei prossimi anni l’Italia e l’Europa dovranno dotarsi certamente di strumenti giuridici specifici per la salvaguardia della privacy dei dati biometrici e l’utilizzo corretto dei sistemi di riconoscimento facciale in ambito pubblico e privato. In futuro continueremo a sentir parlare del riconoscimento facciale e dei problemi a livello di privacy dei nuovi sistemi di sicurezza nazionali.

La battaglia sulle questioni etiche continuerà per lungo tempo, almeno finché il miglioramento delle tecnologie non porterà a meno errori di identificazione e, soprattutto, fino a quando anche l’Italia e l’Europa non si doteranno di strumenti giuridici specifici per la salvaguardia della privacy dei dati biometrici e l’utilizzo corretto dei sistemi di riconoscimento facciale in ambito pubblico e privato.

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